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mag 27

Il petrolio ci salverà dal terremoto prossimo venturo. L’Early Warning made in Basilicata

Dunque, stando alle parole di Alessandro Martelli, direttore del centro di ricerche dell’Enea di Bologna e che fa parte del gruppo di ricercatori interpellato prima da Rai News 24 e poi da Tgr Leonardo, dopo l’Emilia Romagna a fare paura sarebbe il sud. Ci sono, dice sempre Martelli, tre diversi algoritmi di previsione, due elaborati da esperti nazionali e uno da sismologi russi, concordi nel prevedere un forte evento sismico in questa zona in un arco di tempo che va da pochi mesi ad un anno, forse anche due.
Precisa comunque l’ing. Martelli  che quando si parla di “previsioni” dei terremoti bisogna sempre usare le virgolette..
Una cosa è chiara allora. Lo stato delle attuali conoscenze non consente di prevedere con precisione dove come e quando si verificheranno i prossimi terremoti. Quello che però è possibile fare oggi è attivare, con il modo di costruire, con la tutela del territorio, con l’informazione, con le esercitazioni e con la tecnologia,  azioni di prevenzione e salvaguardia delle vite umane nonché di limitazione dei possibili danni alle strutture sociali e produttive.
Qualche giorno fa ho postato sulle pagine del giornale interregionale La Nuova del Sud  un articolo cheproponeva la realizzazione, in Basilicata, di una rete sperimentale di sismografi diffusi su tutto il territorio regionale al fine di “segnalare per tempo” l’imminente arrivo di un terremoto. Proponevo cioè di connettere ai pc di qualche centinaio di  lucani un dispositivo di rivelazione sismica in modo da realizzare il più grande ed utile network di rilevazione sismica europea. In pratica suggerivo di distribuire alcune centinaia di minisensori in altrettante case e/o uffici pubblici. I sensori, che rimarrebbero sempre attivi, in caso di terremoto invierebbero istantaneamente un segnale al server centrale che a sua volta “allarmerebbe” le strutture della protezione civile, tutti gli enti collegati e la popolazione dell’imminente verificarsi di un evento sismico significativo.
La proposta si basa su un fatto fisico; i dati trasmessi sulla banda larga viaggiano più velocemente delle onde sismiche e quindi l’informazione di un imminente terremoto potrebbe arrivare in tempo per allertare i luoghi che stanno per essere colpiti. 
Si capirà immediatamente allora che un allarme che giunga alcune decine di secondi prima del sisma consentirebbe, ai cittadini che abitano nelle aree che stanno per essere interessate dall’evento sismico, di attivarsi per avere salva la propria vita e quella dei propri cari. 
Sulle pagine di quello stesso giornale qualche giorno dopo il direttore del CNR di Tito, dott La Penna, pur riconoscendo utile la proposta ne minimizzava la validità sostenendo che il “guadagno” dell’informazione sarebbe ristretto a pochi secondi, non sufficienti ad evacuare la popolazione. Tutto vero. Autorevolmente vero. Ma anche tutto relativo.
C’è chi sostiene, come Paolo Gasperini del dipartimento di scienze fisiche dell’università di Napoli, che un sistema come quello proposto consentirebbe di  avere ben 20 secondi di vantaggio. Una eternità !! Chi ha vissuto il terremoto del 1980 sa che nei primi 8 –  10 secondi dal verificarsi del terremoto si è “imbambolati” dalla sorpresa e non si sa cosa fare e soprattutto.. il tempo non passa mai. Se al contrario i cittadini fossero informati ed addestrati, un segnale che avvertisse dell’arrivo di un imminente terremoto almeno 20 secondi prima del verificarsi della scossa sismica, salverebbe certamente tantissime vite umane perché la gente saprebbe cosa fare e come comportarsi. (La velocità a cui viaggia l’informazione a cavallo delle onde elettromagnetiche è di gran lunga superiore a quella delle onde sismiche. Lo scarto tra l’allerta e l’arrivo del terremoto varia da qualche secondo fino a un minuto e mezzo, a seconda della distanza a cui ci si trova)

Una rete siffatta attiva un procedimento di EarlyWarning  e laddove è stata costruita, California e Giappone, ha l’obiettivo di ridurre, appunto, il numero di perdite di vite umane, di preavvertire la popolazione, di interrompere i processi industriali a rischio, di interrompere il traffico ferroviario, di prevenire un possibile danno grave agli impianti industriali, di prevenire gli incendi etc. etc.
Ovviamente il segnale di allerta è tanto più efficace quanto prima arriva al sistema di diffusione rispetto al verificarsi dell’evento sismico.
Il direttore del CNR di Tito, dott La Penna, ci ricordava, nell’intervista concessa sullo stesso giornale, che in California, nei pressi della faglia di Sant’Andrea, è stato attivato un sistema assai sofisticato di Early Warning  basato su  sensori inseriti in pozzi di grande profondità in grado anche di far guadagnare ulteriori secondi preziosi al sistema di allarme.
Magnifico!!!  Fantastico!!!  Superlativo!!!.
Noi in Basilicata abbiamo pozzi profondi, anzi profondissimi, quelli petroliferi di ricerca ed esauriti che arrivano oltre i 4.000 metri. Perché invece di tapparli non si pensa di utilizzarne qualcuno, oltre che per la geotermiaprofonda (speriamo), anche per un sistema di Early Warning  tutto lucano? Il CNR  e l’Università di Basilicata redigano rapidamente il progetto. La Regione Basilicata chieda alle compagnie petrolifere che estraggono il petrolio  di accollarsene l’onere come ulteriore royalty da lasciare al territorio… E questa volta “il petrolio” servirà a salvare tante vite umane.
Però si faccia presto, rapidamente,.. senza se.. e senza ma.
Analogo progetto il CNR dovrebbe  presentarlo in tutte le altre regioni italiane dove si estrae gas e petrolio. Modello lucano, appunto !!!
L’imperativo però è Fare presto.. perché se il “modello e gli algoritmi” di Martelli “avessero ragione”.. sarebbero cazzi nostri !!!

 

Permalink link a questo articolo: http://www.sarconiweb.it/gazzettavaldagri/2012/05/27/il-petrolio-ci-salvera-dal-terremoto-prossimo-venturo-learly-warning-made-in-basilicata/

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