In una democrazia compiuta, dopo le parole chiare e dirette di un ministro, i responsabili di una bugia sociale e amministrativa, che rischia di creare danno all’ambiente e alla salute dei lucani, dovrebbero prendere coscienza di rassegnare le proprie dimissioni dai loro ruoli pubblici.
Il ministro Renato Balduzzi ha affermato che dai «campioni prelevati dall’Arpa di Basilicata nel giugno del 2011, emergono alte quantità di idrocarburi», contrastando il continuo sminuire al quale abbiamo assistito in questi mesi da parte delle autorità locali in merito alla gravità della salute della diga che serve milioni di ettari di campi agricoli e milioni di cittadini tra la Basilicata e la Puglia.
Motivo per cui, la Ola, Organizzazione lucana ambientalista, e NoScorie Trisaia, chiedono le dimissioni del direttore dell’Arpab, Raffaele Vita, dell’ex assessore all’ambiente, Agatino Mancusi, dell’attuale, Vilma Mazzocco, per aver sminuito e in alcune fasi, anche negato ciò che il ministro ha affermato in Parlamento. Inoltre, le due associazioni, chiedono l’immediata bonifica del lago Pertusillo e un’inchiesta parlamentare che accerti se non ci siano gli estremi di un attentato alla salute pubblica per aver negato ciò che è sempre più palese: un’eutrofizzazione delle acque dell’invaso lucano dovuta a scarichi fognari incontrollati e allo sversamento di sostanze tossiche e di idrocarburi riconducibili alle attività minerarie dell’area.
Un’inchiesta parlamentare che fino alla sua relazione finale determini l’immediata sospensione dell’art. 16 della recente Legge sulle liberalizzazioni, perché occorrerà capire se non c’è stato un attentato o un procurato rischio per la salute dell’ambiente e dei cittadini. Un’inchiesta parlamentare la quale verifichi anche, sentendo scienziati e ricercatori non di parte, i rischi che la decisione presa dal governatore Vito de Filippo di perforare ed estrarre 26 mila barili in altura, dai monti di Marsico Nuovo, non possa portare ad un inquinamento irreversibile delle falde idriche dell’area e, soprattutto, delle decine di sorgenti che formano il fiume Agri.
Se la bonifica di un lago inquinato da idrocarburi e metalli pesanti sui suoi fondali è ancora possibile, l’inquinamento dei una sorgente di un fiume è irreversibile e nei decenni renderà l’Agri un fiume morto.
II primi segnali dell’agonia dell’Agri sono già evidenti e sono dati dal fenomeno delle carpe morte, anche questo volutamente, a nostro giudizio, sottostimato e sminuito, sia perché nelle carpe morte, inviate spesso putrefatte ai laboratori di analisi, non risulta sia stata ricercata la presenza di idrocarburi, e sia perché, come spiega la professoressa titolare di una cattedra ordinaria all’università di geologia di Potenza, Albina Colella, in merito all’infezione da Aeromonas ritenuta dalle istituzioni lucane motivo della moria di pesci del Pertusillo, la presenza del batterio è non la causa della morte delle carpe, ma il suo effetto. Perché prolifera in ambienti inquinati da metalli pesanti e idrocarburi, proprio come accade nel Pertusillo, prima di invadere i corpi delle carpe. Per intenderci, anche i malati terminali di tumore muoiono di infarto, ma l’arresto cardiaco in questi pazienti è l’effetto e non la causa. Se nel lago del Pertusillo e nei suoi sedimenti non ci fossero metalli pesanti e idrocarburi, non ci sarebbero le condizioni per far sviluppare l’aeromonas e le carpe potrebbero brucare i fondali in tutta serenità. E i lucani con loro.
Ola – Organizzazione Lucana Ambientalista
No Scorie Trisaia











1 commento
Vito antonio Baglivo
17 luglio 2012 a 09:07 (UTC 0) Link a questo commento
Non se ne andranno …MAI….se non a calci nel cu.o….questa è gente senza scrupoli, come chi li ha scelti come propri rappresentanti, iinguaiando l’intera comunità……ma siete al corrente della pubblicazione “Petrolio”, autore vito de filippo, che la regione sta inviando ad una serie di associazioni sociali e solidali?…se no, informatevi. Petrolio, un’opportunità di sviluppo…mamma mia che MORTI DI FAME……