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CIA: IMPEGNO per la valorizzazione dell’immagine di qualità e salubrità delle produzioni casearie tipiche lucane

“L’impiego da parte di strutture casearie italiane di cagliata di provenienza estera purtroppo è più diffusa di quanto si pensi. Noi non ci stancheremo di batterci per la valorizzazione dell’immagine di qualità e salubrità delle produzioni tipiche lucane, innanzitutto da contraffazioni e illegalità e rispetto ai grandi marchi industriali, nonché per promuovere ogni utile iniziativa intesa a salvaguardare la tipicità, la genuinità e le caratteristiche peculiari del prodotto, oltre a diffonderne il consumo, agevolarne il commercio e l’esportazione”: è il commento della Cia Basilicata affidata a Luciano Sileo, Ufficio Zootecnia, all’operazione dei Carabinieri del Nas di Bari che hanno sequestrato 3 tonnellate e mezzo di cagliata (tedesca e irlandese) in un caseificio della Murgia barese, tra l’altro in pessimo stato di conservazione e congelata senza le corrette procedure.

“Gli allevatori e i titolari dei caseifici lucani – aggiunge il dirigente della Cia – sono impegnati su più fronti quali la concorrenza illegale della produzione dei formaggi che aderiscono ai Consorzi di tutela (Pecorino di Filiano DOP, Canestrato di Moliterno IGP e Caciocavallo Silano DOP), vale a dire la libera circolazione nei supermercati di prodotti contraffatti e i continui diktat dell’Unione Europea che vorrebbe obbligarci a produrre latticini e prodotti caseari di diverso genere senza l’uso di latte.
In Basilicata – riferisce la Cia – la trasformazione del latte vede coinvolte 135 aziende lattiero-casearie distribuite con una maggiore incidenza nel Potentino (90 aziende) rispetto al Materano (45), ed organizzate in maniera da presentare all’interno della propria struttura ogni fase della filiera a partire dall’allevamento (46% delle aziende lattiero casearie censite dall’Alsia).
«In un momento in cui il rapporto fra il prezzo del latte alla stalla e il suo costo di produzione ha raggiunto livelli inaccettabili per gli allevatori – aggiunge Sileo – non possiamo tollerare il mercato della contraffazione e tanto meno l’utilizzo di latte in polvere nella produzione di derivati. Tutto ciò mentre le aziende zootecniche che ancora oggi continuano a produrre sono, certamente, quelle più efficienti e maggiormente orientate al mercato e la cui crescita, registrata in questi difficili anni, è un segnale di fiducia nella tenuta del settore. Il latte fresco – come quello lucano che viene conferito a grandi e prestigiose imprese nazionali – è già quasi tutto ottenuto a partire da latte crudo proveniente da allevamenti italiani. Pochi forse sanno che il latte fresco del marchio prestigioso è di provenienza da stalle della Val d’Agri o del Melandro o della Collina Materana. Il fresco non può viaggiare molto, deve essere confezionato entro 48 ore e quindi giocoforza le industrie devono fare ricorso ai produttori locali. Il problema vero è conoscere l’origine del latte importato (8,6 milioni di tonnellate) utilizzato nelle produzioni di latte UHT o per preparare mozzarella e formaggi venduti come “made in Italy”. Il settore lattiero-caseario è una colonna portante dell’economia agroalimentare nazionale e lucana : l’Italia annovera circa 35.000 aziende, di cui meno di un migliaio in Basilicata per una produzione (2013) di 184 tonnellate di latte vaccino. E’ perciò necessario dare stabilità al settore definendo un “prezzo del latte” con un contratto semestrale o, al massimo, quadrimestrale, al fine di consentire agli allevatori di poter avviare la programmazione a medio termine”. “La nuova programmazione dello sviluppo rurale rappresenta – prosegue la Cia – un’opportunità da non perdere per avviare programmi di innovazione e investimenti per una zootecnia a basso input energetico. Questa però deve essere anche l’occasione per sviluppare efficaci sistemi di gestione del rischio e stabilizzazione dei redditi”. Di qui “l’attualità di un Piano regionale per il comparto zootecnico, da aggiornare con le misure del nuovo Psr 2014-2020, e di un programma di consolidamento e rilancio del sistema agroalimentare e industriale legato alle produzioni locali tipiche e di qualità”.


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