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Sorgente Montemurro inquinata dal petrolio

La condotta di re-iniezione di Costa Molina 2 sta inquinando le falde tra Viggiano e Montemurro

L’Associazione Cova Contro ha ricevuto da Arpab la documentazione relativa allo stato di salute delle falde sia a ridosso della condotta di re-iniezione petrolifera di Costa Molina 2 che a ridosso del Centro Oli Val d’Agri, per il periodo gennaio-luglio 2015: le analisi si riferiscono ad alcune falde ricadenti dei Comuni di Viggiano e Montemurro. Nel 2015 l’Arpab inizia a cercare sostanze nuove ( che per legge avrebbe sempre dovuto cercare da un decennio come da noi più volte denunciato ) ed infatti spunta una nuova contaminazione in falda: il dicloroetilene, limite di legge 0,05 mcg/l, arriva nel mese di giugno 2015 a 12,77 mcg/l nel piezometro PZ9 ( che dovrebbe ricadere in agro di Montemurro, usiamo il condizionale visto che sia Eni sia Arpab non forniscono una mappa chiara e leggibile della rete piezometrica ), vale a dire una contaminazione di 255 volte il limite di legge. Il dicloroetilene è altamente tossico per l’uomo e gli organismi acquatici nonché possibile cancerogeno per l’uomo ma l’Arpab non lo ha mai ricercato nelle falde della zona prima del 2015. Fa parte della famiglia dei composti organo alogenati, ed alcuni suoi “parenti” vennero rinvenuti già dall’Agrobios nelle falde valligiane nel 2008, con cloroformio e trielina, ma da allora nulla si è più saputo, nonostante questi valori imponessero per legge caratterizzazioni, bonifiche ed arresti, infatti Agrobios scrisse di estesa contaminazione. Finita dove? Arpab cerca il dicloroetilene solo per 4 mesi nel periodo indicato, e nonostante venga rinvenuto ben 18 volte oltre soglia, quindi Arpab lo ritrova oltre soglia quasi nella metà dei rilevamenti complessivi, alle analisi non è allegato alcun referto-parere sui dati, nonostante le analisi mostrino, parzialmente, una contaminazione che si attesta mediamente tra le 10 e le 50 volte la soglia di legge.

A ridosso della condotta di re-iniezione viene rilevata, nell’unica volta in cui si cerca, il manganese, ossia nel luglio 2015, una contaminazione di 897 mcg/l con una soglia di legge a 50. Nel 2015 il manganese non è stato più cercato in nessun altra analisi, perché? Un ente ambientale di controllo non può omettere senza responsabilità penali, di cercare un metallo semplice, diffuso e tossico come il manganese, per interi mesi, sarebbe come a dire che un laboratorio clinico non può misurare la glicemia! Il ferro supera la soglia di legge sempre a luglio, oltre tre volte la soglia, e stranamente l’Arpab che non cerca metalli e radioattività, inizia a cercare le celebri ammine filmanti, inibitori anticorrosivi, al centro della disputa tra gli studi della Prof.ssa Colella e l’Eni. Anche su questo Arpab omette l’obbligo di chiarezza ed uniformità analitica, e le ammine le misura in mg non in mcg, unità di misura stranamente enorme per le analisi del caso ( forse perchè qualcuno all’Arpab voleva nascondere il dato ?!), e nonostante ciò nel marzo 2015 Arpab rileva 1 mg/l di ammine filmanti nell’acqua di falda: un’altra sostanza chiaramente antropica rinvenuta in falda, una sostanza usata da Eni per precisi scopi, come difendere i tubi dalla corrosione, rilevata da Arpab nell’ambiente esterno alla condotta di re-iniezione di Costa Molina 2. Anche il bario, metallo non normato per legge, viene rinvenuto mensilmente con valori mediamente superiori ai 100 mcg/l, con punte di 374 mcg/l: anche il bario nella letteratura scientifica internazionale è annoverato nell’impronta chimica dell’industria petrolifera.

L’Arpab omette da anni il rispetto del testo unico ambientale nell’espletamento delle analisi chimcihe, ed in aggiunta non ha comunque svolto analisi per interi mesi su intere classi di inquinanti, sospendendo di fatto il servizio di monitoraggio. Piezometri con falde seccate, strumenti che non funzionano, problemi in laboratorio ed analisi che fino al febbraio 2015 cercano un quarto delle sostanze da ricercare per legge: nonostante ciò appena Arpab accenna a funzionare i problemi escono fuori, riportando episodicamente vaste e reiterate contaminazioni, distribuite tra i Comuni di Viggiano e quello di Montemurro, e stranamente sui siti internet dei due Comuni non vi è traccia evidente di alcuna conferenza di servizi indetta in tal senso per identificare la fonte dell’inquinamento, arginarla ed eventualmente bonificarla.

Anche a ridosso del Centro Oli Val d’Agri, nell’aprile 2015 è stata rinvenuta contaminazione da manganese in due piezometri e da solfati in uno, tenendo però conto che l’Arpab a ridosso del Cova non ha ricercato né gli organoalogentati, né le ammine, né gli alifatici né tanto altro.

Siamo convinti che in Val d’Agri si stia occultando un disastro ambientale, quindi anche sanitario. Come mai le analisi private rilevano: fosfati,fenoli,metalli pesanti ed idrocarburi e le analisi Arpab no? Con il presente articolo desidero augurare buona e cristiana Pasqua alla politica, ai tecnici da essa nominati, e ad Eni, ai loro dipendenti ed alle loro famiglie, con la preghiera di fermarsi a riflettere sulle piccole e grandi complicità che ormai centinaia di persone stanno condividendo nell’occultare o rimandare l’accertamento della verità. Dopo Pasquetta segnaleremo alla Direzione Nazionale Antimafia e all’Unione Europea il massacro che si sta perpetrando a danno dei corpi idrici lucani, ove chiaro appare il concorso della Regione Basilicata mediante i suoi enti strumentali, come l’Arpab. In Basilicata è lampante la regia criminale volta a far andare avanti il petrolio a tutti costi. Forse oltre alla vittoria del SI al referendum servirebbe qualche braccialetto d’acciaio in più, o mi sbaglio cari magistrati lucani della DDA?

Giorgio Santoriello


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