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BOVE

La propaganda del Governo sull’agricoltura in Val d’Agri (VIDEO)

Venerdì scorso, 12 febbraio, nella sede del Parco Nazionale dell’Appennino Lucano, a Marsico Nuovo, c’è stato un incontro con il sottosegretario alle Politiche Agricole, Giuseppe Castiglione, nel quale si è discusso del tema “Fare agricoltura nei Parchi”. È per noi ragione di lieto conforto constatare che l’attuale governo voglia occuparsi di agricoltura. E non nascondiamo il nostro entusiasmo quando constatiamo che ci sia ancora qualcuno a sostenere che “agricoltura e ambiente sia un binomio inscindibile.” Peccato, però, che l’incontro sia stata l’ennesima passerella politica e che, quando si è parlato della Val d’Agri, il discorso abbia inevitabilmente preso altre strade, ovvero quelle del petrolio. È stato il presidente (Parco val d’Agri) Totaro, a sostenere con la sua relazione introduttiva che “le estrazioni petrolifere sono e devono rimanere nella storia di questo Parco una parentesi temporale, magari necessaria, ma legata a una contingenza storica che va superata al più presto”. Poi però, l’ospite di eccezione Onorevole Castiglione, approfittando dell’assist ricevuto dall’ing. Totaro, si è “smarcato” dai veri problemi del “fare agricoltura in Val d’Agri” sostenendo che per risolvere il problema dell’agricoltura valligiana sia necessaria una “comunicazione più forte ed efficace capace di vincere chi sostiene che produrre in Val d’Agri sia un danno per le produzioni agricole, e questo va fatto spingendo sulla tracciabilità, sulla qualità dei prodotti e sulla presenza del Parco che costituisce un valore aggiunto”.

Ci è sembrata un’affermazione volta ad “asfaltare i contrari” con la solita frecciatina ai cosiddetti “comitatini”, che al momento sembrerebbero l’unico vero problema dell’agricoltura lucana. A questo punto, sono in molti a sostenere che l’incontro nella sede del parco sia servito più a “fare politica nei parchi” che a parlare dei veri problemi di agricoltura. Questa ipotesi viene avvalorata anche dalla presenza di numerosi politici e dalla quasi assenza degli agricoltori. Purtroppo, da lungo tempo, è prassi consolidata trattare le nostre questioni agricole con eleganti dissertazioni, puro “dottrinismo”, ma quasi sempre restano parole. I numeri sulle dinamiche agricole lucane ci dicono altro. Proprio dall’interpretazione di quei numeri, già nel lontano 2012 (COPAMS 26-27 maggio), i “comitatini” chiesero all’allora presidente della regione di mettere mano ad azioni concrete per salvare l’economia agricola valligiana, quali un attento monitoraggio (svolto da enti terzi), alla conseguente zonizzazione agricola e alla “seria” tracciabilità dei prodotti. Chissà perché quelle richieste, ancora oggi, rimangono lettera morta, mentre si preferisce minimizzare il rapporto tra produzione, interessi economici della nazione e multinazionali del petrolio. I comitatini continueranno a sostenere che l’agricoltura lucana si potrà salvare solo se decide definitivamente di riprendere la strada maestra, smarcandosi dalle “propagande” e legandosi in maniera indissolubile all’ambiente, al “racconto” dei nostri territori, dei nostri prodotti tipici dei nostri centri storici e delle nostre convinzioni culturali.

TERENZIO BOVE

Dottore di Ricerca – attivista dei “comitatini”

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