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Petrolio in Basilicata: a Viggiano (Potenza) centro Oli Eni

L’Eni recinta elettricamente 6 ettari a Contrada La Rossa, a ridosso delle polle studiate dalla Prof.ssa Colella

Il cane a sei zampe ha fiutato un problema a Montemurro e corre ai ripari?

Gli studi della Prof.ssa Albina Colella, le analisi di Cova Contro, i mass media e quelle immagini di acque nere, beige, lattiginose o rossastre: poteva essere una semplice coincidenza? Un fenomeno naturale nei pressi del pozzo Costa Molina 2?

In una zona montana, in aperta campagna, Eni re-inietta ufficialmente dal 2006, 2000-2500 metri/cubi circa, giornalieri, di acque di strato ossia delle acque separate dal petrolio e dal gas. Il tutto con autorizzazioni regionali di dubbia legittimità, che la nostra associazione, Cova Contro, ha già più volte segnalato alle autorità di controllo a più livelli.

Eni ha reagito in questi anni, scomodando consulenti di parte che c’hanno messo la faccia per le frottole raccontate, come il Prof. Bacci, ed oggi invece stranamente Eni, in fretta e furia, prende in affitto, a poca distanza dalle polle della Colella e dalle sorgenti analizzate da CovaContro, sei ettari di terreno montano di proprietà di un agricoltore locale: il tutto, ufficialmente, per studiare la geofisica dell’area. Dopo 10 anni di re-iniezione petrolifera ENI fa ciò che avrebbe dovuto fare nel 2005.

Eni sta recintando un’area di oltre 6 ha proprio affianco alle polle e sorgenti contaminate, denunciate dalla Prof.ssa Colella prima e da Cova Contro poi. Eni dice di voler svolgere una campagna d’indagine geofisica, per studiare l’assetto idrogeologico dell’area di contrada Larossa ( studi che per legge avrebbero già dovuto compiere e depositare decenni fa ), per capire come si muove l’acqua sottoterra, fino a 30 mt. di profondità, ed Eni è sempre attenta a non parlare delle sue di acque, quelle re-iniettate lì vicino ogni giorno, cariche di: metalli pesanti, idrocarburi, composti organoalogenati, ammine ed ignota radioattività, o meglio nota in letteratura ma ignorata dai controllori in Basilicata. Interrogata l’Arpab su quest’ultimo aspetto, c’ha risposto che la radioattività sarà indagata non direttamente nel Centro Oli Val d’Agri ( dove le acque di strato vengono raccolte ed immesse in una condotta che arriva a Montemurro ove vengono re-iniettate sottoterra nel pozzo Costa Molina 2 ) o nei piezometri di guardia della condotta di re-iniezione, ma nel pozzetto spia che Eni costruirà in questi sei ettari. Così Eni e solo Eni potrà continuare a capire da sola, autocontrollandosi, se le sue attività industriali hanno intercettato falde esterne al pozzo. Praticamente mi compro la “scena del delitto”, così l’unica versione dei fatti sarà la mia.

Quindi Eni vuole capire meglio ciò che da anni le associazioni denunciano: cosa sta succedendo sotto terra a contrada Larossa? A conti fatti nessuno conosce come è fatto il sottosuolo a grandi profondità né l’interazione tra corpi idrici profondi e superficiali della zona: se lo sa qualcuno per legge deve essere ENI, e la Regione Basilicata avrebbe per lo meno dovuto pubblicare gli studi presentati da Eni per le autorizzazioni.

Non solo questo però. Un altro aspetto su cui ci stiamo impegnando è capire come mai gli allevatori del posto non riescono ad avere le analisi, sia chimiche che microbiologiche, sui propri capi di bestiame ( quelli morti per necrosi, malformazioni o in giovane età ). Altro aspetto di cui abbiamo già scritto, e sul quale a breve torneremo è il rapporto tra sismicità e quantità/pressione dei fluidi stoccati sotto terra: ad oggi sarebbero state re-iniettate oltre 6milioni e mezzo di metri cubi di rifiuto speciale pericoloso, ad una pressione anche superiore a 10 megapascal ( oltre mille tonnellate per metro quadro ) senza sapere dove e come questi fluidi siano finiti e con quali effetti per sismicità e qualità dei corpi idrici incontrati lungo la strada, il tutto senza dimenticare che Costa Molina 2 è a monte dell’invaso del Pertusillo.

L’Eni comunque “militarizza” 6,25 ha di suolo lucano, con una rete di 300 mt circa per lato, agganciata a batterie da 12 volt, per quella che sarà un’indagine ambientale di un anno. Il tutto senza che cittadini o associazioni abbiano avuto modo o pubbliche situazioni per chiedere chiarimenti ed avanzare osservazioni o proposte. Noi di CovaContro e la Prof.ssa Albina Colella abbiamo trovato nella zona sorgenti e polle con valori da scarichi industriali, in aperta campagna, oggi nella stessa area Eni si muove perché qualcosa sta accadendo: insomma si muovono tutti in Basilicata tranne la magistratura lucana che appare in coma vigile.

L’Associazione CovaContro ha inoltrato una segnalazione al NOE, e chiederà al Comune di Montemurro di organizzare un incontro pubblico su questa tematica.


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