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Ebbene sì, siamo al punto di partenza. A distanza di quasi un anno, nella diga del Pertusillo nulla è cambiato: è ricominciata da qualche mese la moria di pesci e, udite udite, sono ricominciati i rilevamenti dell’Arpab. Questi però, hanno dell’incredibile. Sebbene i campioni d’acqua siano stati prelevati dalla diga quasi contemporaneamente, quelli dell’Arpab (11 maggio) non evidenziano alcuna traccia di alcun tipo di inquinamento, e quelli dell’ l’EHPA,
Associazione per la Tutela della Salute e dell’Ambiente di Basilicata (20 magggio), mostrano tutt’altro. Infatti, quest’ultima ha messo in guardia i cittadini lucani dalle acque della diga che, una volta potabilizzate, vengono utilizzate per uso umano. I dati dell’Associazione evidenziano la preoccupante presenza di Coliformi Totali, Coliformi fecali, Streptococchi fecali e di Escherichia Coli, batteri tipici degli scarichi fognari. Ciò non fa che confermare quanto molti cittadini lucani credevano, confermato, sebbene parzialmente, da alcuni primi cittadini dell’area circostante: i depuratori di Spinoso, Montemurro, Grumento, Tramutola, Paterno, Marsicovetere e Viggiano non funzionano, o funzionano male, e non sono più in grado di depurare in modo efficace i reflui fognari, che quindi si gettano, non depurati, nell’invaso del Pertusillo. E non è finita qui. I dati dell’EHPA evidenziano anche elevate concentrazioni di metalli pesanti e di idrocarburi. E’ stata riscontrata anche una quantità piuttosto bassa di ossigeno disciolto che può essere dovuta all’immissione nelle acque della diga liquidi non depurati, contenenti agenti patogeni (parassiti e batteri) e materiali organici, che per decomporsi necessitano di una grande quantità di ossigeno. La diminuizione dell’ossigeno disponibile nell’acqua, sarebbe una causa tra le più probabili della moria di pesci. E invece no: non è così. I dati dell’Arpab parlano di tutt’altro: le acque non sono assolutamente inquinate e la moria di pesci può essere imputabile o al fatto che questi animali, dovendo deporre le uova, si siano avvicinati troppo ai bordi dell’invaso, rimanendovi incastrati (tutti insieme, ma che mistero!), o ad un virus che abbia aggredito questa specie (di nuovo, dopo un anno, lo stesso identico virus?!). Cari amici, che dirvi più? Meno male che ci sono i dati dell’Arpab, che rassicurano e confortano, allontanando così i falsi allarmismi di chi, già in tempi non sospetti, è stato definito un terrorista psicologico. D’altronde, che bisogno c’è di creare psicosi ingiustificate? A tutto c’è una risposta. Se le acque non sono inquinate, ma i pesci continuano a morire, c’è un’unica soluzione:suicidio. Ebbene sì, amici lucani, questi pesci hanno deciso di passare a miglior vita per una decisione propria, maturata nel corso di questi ultimi due anni. Una decisione sofferta, ricca di ripensamenti, dolorosa, ma definitiva. E’ una decisione che fa pensare tanto. Fa pensare a tutti quei lucani, soprattutto giovani che, stanchi di ascoltare sempre le solite bugie e falsità, prendono una decisione dolorosa ma necessaria: lasciano la propria terra, la Basilicata, abbandonandola ad una sempre crescente povertà materiale e spirituale.
Marta - Estremo Centro Basilicata
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