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Una nube, ma non una nube qualsiasi. Piuttosto un aggregrato di sostanze uscito dal centro olii di Viggiano. È l’ultimo allarme che turba le popolazioni di quella Val d’Agri «cuore» delle estrazioni petrolifere della Basilicata. L’episodio sarebbe avvenuto il 3 febbraio scorso. All’alba del 3 febbraio. A dare l’allarme alcuni cittadini di Montemurro che hanno allertato il primo cittadino, Mario Di Sanzo. Immediata la segnalazione del sindaco all’Arpab, l’agenzia regionale per la protezione ambientale, i cui tecnici dopo un‘ora erano già giunti in zona.
Il loro arrivo, però, è stato vano. La nube non c’era più. Era stata allontanata dal forte vento. Il che ha reso impossibile gli accertamenti. «Il fatto è successo verso le sei - le sette del mattino - precisa il primo cittadino di Montemurro - Alle 8 e 30 abbiamo stato fatto un telegramma all'Arpab, che dopo poco è arrivata per fare dei rilievi. Alla fine dei controlli i tecnici mi hanno detto personalmente di non aver trovato nulla, perché c'era stato un vento forte che aveva spazzato tutto dall'atmosfera». Ma i controlli non erano finiti, i tecnici, infatti, hanno anche prelevato un campione da uno strumento fisso sistemato sul monte Vulturino. Sostenendo che, poi, avrebbero comunicato i risultati. «Sino ad oggi non abbiamo saputo nulla» assicura il primo cittadino. Nulla su quello che è successo, nulla del risultati delle analisi. «La preoccupazione c'è - precisa il sindaco - però non dobbiamo creare allarmismi e pro blemi alla popolazione. Tutto, invece, va programmato e va fa fatto con strumenti mirati, bisogna evitare, infatti, l’ allar mismo magari infondato. Il problema c'è, lo abbiamo segnalato in varie sedi, non ci allarmiamo ma dobbiamo monitorare». Al di là di questo, però, in Val d’Agri sono in tanti a chiedersi cosa sia successo. Da parte sua, il direttore dell’Arpab, Vincenzo Sigillito precisa di «non essere a conoscenza dell’episodio», ma nello stesso tempo annuncia «per metà marzo un convegno a Viggiano per chiarire gli allarmismi sulla questione». Nessuna ri sposta, invece, è giunta dall’ufficio stampa dell’Eni, interpellato sulla questione.
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