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A VALERIO: IL LAVORO E’ VITA, NON DEVE UCCIDERE PDF Stampa E-mail
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Scritto da Giorgio Mallamaci   


Non ho più un nome oggi per pochi soldi in cambio,mi chiamano morte bianca.

Giacomo Jim Montana

A VALERIO

IL LAVORO E’ VITA, NON DEVE UCCIDERE

Desidero iniziare con le parole del nostro amato Presidente Giorgio Napolitano pronunciate nel corso di una cerimonia al Quirinale, in cui ha consegnato speciali onorificenze ai figli delle morti bianche. Egli così esordì in tale occasione: “E' assurdo che si debba morire sul lavoro. Non limitiamoci alla denuncia, dobbiamo sentire il dovere istituzionale di reagire, di indignarsi, di gettare l'allarme, di sollecitare risposte. Dobbiamo volere condizioni di lavoro più umane, più civili, più rispettose dei bisogni e della dignità di tutti. Dobbiamo volere un'Italia migliore".

Ancora però queste parole sono solo uno splendido sogno, infatti, i dati che riguardano le morti bianche in Italia sono davvero allarmanti. Il numero dei decessi é più pesante di quelle che si sono contate nella guerra del Golfo. Le vittime sul lavoro dal 2003 all'ottobre del 2006 sono state 5.252, mentre i militari dell’intera coalizione che hanno perso la vita a partire dal 2003, sono stati 3.520. L'Italia, poi, è di gran lunga il Paese europeo dove si muore di più sul lavoro, quasi il doppio della Francia, il 30% in più rispetto a Germania e Spagna. Le cifre fanno paura, specialmente nel settore dell’edilizia, noto per il triste fenomeno degli incidenti lavorativi, sovente invalidanti o mortali.

 

 

Gli infortuni, in questo settore lavorativo, sono di una frequenza impressionante, basta dare uno sguardo alle sconvolgenti statistiche divulgate dagli enti preposti: circa 1.300 decessi sul lavoro l'anno, dei quali il 33% sono dovuti alla cadute dall'alto; ogni giorno 4 lavoratori perdono la vita e 80 rimangono invalidi, infortuni questi che gravano direttamente sul costo del prodotto interno lordo (PIL) del nostro paese.

Malgrado lo stato di allerta e le iniziative intraprese sulla sicurezza e che si sono sviluppate in questi ultimi tempi, lo stillicidio di infortuni mortali, si ripete inesorabilmente anche nella Provincia di Potenza, anzi disgraziatamente ha coinvolto il nostro paese. Questo “tributo di sangue” si chiama Valerio Messuti, pertanto, il pesante balzello è toccato pagarlo, anche a Sarconi, in nome di cosa mi sono chiesto? Forse tutto ciò va attribuito alla crescita e alla modernità che una nuova autostrada imprimerà in futuro al nostro meridione, mi è sembrata la conseguente e più logica risposta.

Mi sbagliavo! No, no e poi no, questo non è il progresso che vogliamo, perché andare a lavorare non dovrebbe voler dire andare a morire. Tale funesto evento può considerarsi la peggiore delle beffe, una vera ingiustizia. E’ assurdo solamente pensare che si possa morire sul lavoro a poco più di 20 anni, invece questa è l’amara e triste realtà. Una vita stroncata nel pieno della giovinezza, un ragazzo che non tornerà più alla sua casa, dai suoi cari, dai suoi amici del paese, perché si deve aggiunge alle tante vittime delle morti nei cantieri. Voglio almeno augurarmi che l’impresa in cui prestava la sua opera abbia ottemperato ai doveri dettati dalle norme vigenti in materia di sicurezza e quindi, Valerio non faccia parte di quella "piaga insopportabile" che si traduce nello sporco profitto e nell’assurdo ed insensato risparmio nei dispositivi preposti alla sicurezza. Finché quest’ultima sarà basata solo sul becero utile, non ci sarà cambiamento e vero progresso nel mondo lavorativo, quindi, il denaro sarà il valore più importante e la vita umana scivolerà inesorabilmente in secondo piano.

Se così fosse, noi Sarconesi, nel richiamare tutti alle proprie responsabilità, invochiamo per il nostro amato giovane concittadino, giustizia, ma una vera e sana giustizia, non quella che si perde negli anni e che finisce poi con qualche beffardo condono o con una cinica amnistia. Noi tutti, amici di Valerio ci impegneremo affinché la sua breve vita, stroncata compiendo onestamente il proprio dovere, sia di esempio e non finisca per essere uno dei tanti “numeri statistici” che vanno a sommarsi nello sciagurato bollettino che l’INAIL pubblica annualmente.

Valerio sarà, per noi lucani il simbolo per una rinnovata e più diffusa cultura in materia di sicurezza, in modo da diventare priorità all’interno di ogni luogo di lavoro, mediante l’adozione di provvedimenti seri e concreti, affinché si possa arginare l’immane tragedie delle morti bianche.

Sento il dovere di concludere con l’esprimere il sentito cordoglio alla famiglia del ragazzo, ricordando che quella mattina del 24 Settembre 2009 a Tarsia (CS), nel cantiere per la costruzione della galleria denominata «Serra dell’Ospedale», posta nella carreggiata nord dell’autostrada Salerno-Reggio Calabria, il colore “bianco” sarà quello di in candido giglio ed ogni sarconese, ma anche tanti altri lucani che passeranno di lì, certamente rivolgeranno una preghiera ad un angelo di nome Valerio.

Giorgio Mallamaci

 

 

 

 

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